fbpx

La casa di Magritte

In principio era ‘L’impero delle luci’ di René Magritte.

Le diverse versioni da lui realizzate si condensano qui nell’opera conservata presso il Peggy Guggenheim Collection di Venezia.

Ma prima ancora dell’opera vista e annusata, c’era quella stampata su carta – anch’essa annusata.

Il testo dell’Adorno fu così pungente da sembrare estatico.

La critica lo definisce talvolta inquieto, talvolta angosciante.

La mia sensibilità, invece, vorrebbe dimorare per sempre in quella casa. C’è un senso di eterno capace di rubare il cuore di un ateo, un riposo onirico in cui si realizza la sospensione della frenesia del mondo.

Il sogno come essenza dell’uomo, classicamente surrealista.

C’è il lampione e la penombra estiva e, chissà, suggestioni che hanno impressionato Hayao Miyazaki nella sua ‘Città incantata’.

Voglio credere questo, voglio credere che dentro quella casa ci siano Bach, Proust, Magritte stesso e Virginia Woolf.

La scelta di un titolo è sempre un’operazione ardua e complessa.

Ho rovistato carte, studi, testi, fotografie, dipinti e sculture. Ho infine spostato la lente sul sistema limbico. Quella luce, quella finestra, quel lampione, quegli alberi: erano sempre lì.

La casa di Magritte è allora la mia casa.

Che tengo aperta per ospitare pensieri dedicati all’arte (figurativa e non), alla letteratura, al cinema, alla musica. Alla mia insaziabile sete di conoscenza culturale.

Questa è La casa di Magritte.

About me

Sono Antonio Ferrara Romano. E non provate a ingabbiarmi in una categoria professionale, è l’errore più grande. In un’esistenza in cui ho attinto – accademicamente e non solo – alla psicologia, alla storia dell’arte, al teatro, al cinema, alla scrittura, al canto, alla fotografia, al giornalismo, con molte altre caselle ancora da riempire, non posso essere il frutto di una scelta categorica, non posso essere categoria a sé. Alla domanda ‘Cosa fai nella vita?’ dovrebbe corrispondere una definizione chiara, ordinaria e conforme alle aspettative di chi chiede. Una restrizione che pone serie difficoltà. Attraverso questo progetto si possono tuttavia individuare alcune delle sfumature che mi appartengono, perché non esistono risposte arbitrarie. Esiste invece una sola ragione di vita: l’arte. Perché da essa si generano tutte le altre.