A Roma la forza sovversiva dell’arte russa

Un racconto nel racconto: è questa l’arte russa. La sovversiva forza del linguaggio espressivo, che gli artisti dello Zar imprimono come nessun altro sa fare sui volti del proletariato, lascia una sensazione mista tra una pagina ancora da scrivere e dieci vite vissute. Mentre dall’altro lato vige l’incommensurabile sacralità delle icone. 

La mostra allestita presso il Braccio di Carlo Magno in Vaticano (Colonnato della Basilica di San Pietro), mirabile opera architettonica del Bernini, contiene a un tempo una sorta di verità svelata e impenetrabile nelle opere prestate dalla Galleria Tret’jakov. Una mostra che viene presentata come un cammino spirituale del popolo russo, tant’è che porta il titolo di “Pellegrinaggio della pittura russa. Da Dionisij a Malevič”.

Ma è qualcosa di più. È una psicanalisi antropologica, una immedesimazione con conseguente senso di straniamento spaziotemporale. Una manifestazione applicabile ai tre blocchi tematici individuati nel percorso espositivo.

Innanzitutto le icone, vere e proprie carte d’identità di una nazione, mantra di una coscienza civica e religiosa inappellabile e indiscutibile. La potenza di queste immagini travalica i confini geografici: a ben guardare l’angelicata Santissima Trinità, si percepisce il sacro e lontanissimo silenzio del deserto mediorientale, squarciato dalla roccia col buco nero, dalle tentazioni ventose dell’albero al centro, mentre i volti imperscrutabili dei tre commensali cementificano un rapporto altrimenti indecifrabile. Il segreto dell’eikóna sta nella sua genesi, che sin dai tempi di Costantino si eleva a immagine atemporale e squisitamente teologica. Un’incarnazione del Verbo resistente a qualsiasi forma di iconoclastia. 

Paisij, Santissima Trinità, 1484-85. Tempera e levkas (fondo bianco) su legno. Museo Centrale di Cultura e Arte Antico-Russe Andrej Rublëv.

Ma il nucleo centrale è quello ottocentesco. Dalla ieraticità si passa alla miseria dei disgraziati, alle pagine di Dostoevskij, alle panciute pretese di protodiaconi.

Lo specchio più autentico, il romanzo nel romanzo, la sublimazione dell’arte che sì, tocca la diseredazione per essere ciò che è: imago e rivoluzione. Solo i russi sanno raccontare il freddo che non lascia scampo, la desolazione di una povertà senza fondo, l’abbandono in un dolore inconsolabile.

I russi sanno insomma interpretare e rendere chiaramente manifesta la condizione umana.

Come non indugiare allora dinanzi al vasto dipinto di Repin, Processione del Governatorato di Kursk, dove ogni volto è un racconto lungo quanto una saga? Ecco lo storpio che avanza incalzato da una figura paterna, mentre uno stuolo di donne, ora miserabili pellegrine, ora aristocratiche impettite, avanzano in quella fiumana di spaccato sociale. E il cavallo si impenna, e il soldato-generale, dall’alto della sua uniforme chiaramente distintiva nel portamento e nella lucentezza, rinnova il naturale diritto a fustigare un non meglio precisato personaggio, rammentandogli che la Rivoluzione è ancora lontana.

Il’ja Repin, Processione del Governatorato di Kursk, 1881-83. Olio su tela. Galleria Statale Tret’jakov.
Il’ja Repin, Processione del Governatorato di Kursk (part.), 1881-83. Olio su tela. Galleria Statale Tret’jakov.

Ed è innegabile: il gelo polare è fisicamente percepibile ovunque, e con esso gli odori di un fuoco che fa fatica ad accendersi, gli spasmi di bambini rachitici che conservano in volto le sembianze di una fanciullezza tuttavia condannata a morire in fretta. Manifesto di questa tensione è il quadro Troika. Apprendisti trasportano l’acqua, di Perov. I visi sferzati, i cenci raccattati chissà dove, lo stremo del bambino che non arriverà a Natale, mentre tutto attorno, dentro e fuori l’opera, imperversa la bufera.

Vasilij Perov, Troika. Apprendisti trasportano l’acqua, 1866. Olio su tela. Galleria Statale Tret’jakov.

Emozionante la chiave di lettura dell’opera Non lo aspettavano di Repin,  che ancora dà del filo da torcere agli storici dell’arte. È un padre dato per morto in guerra? Un marito ripudiato? Un ubriacone? O un vecchio amore lasciato a marcire per lungo tempo? Ci si diverte allora a decifrare i volti dei bambini al tavolo durante la lezione, della donna di spalle con una inconfondibile fede al dito e la vedovanza nel vestito, della inserviente che apre la porta a questo “fantasma”, e non si capisce bene se sia seccata o semplicemente ignara di quella prossima epifania. Una sospensione che non si vorrebbe – in fin dei conti – risolvere, tanto è bella la sua contemplazione.

Il’ja Repin, Non lo aspettavano (part.), 1884-88. Olio su tela. Galleria Statale Tret’jakov.

Sconfinato è invece il paesaggio Al di sopra della quiete eterna di Levitan, dove il sublime di Burke si confonde con una visione siberiana post apocalittica, tra un cumulo di croci senza nome e una fede smarrita incapace di contenere l’orizzonte che ha dinanzi.

Isaak Levitan, Al di sopra della quiete eterna, 1894. Olio su tela. Galleria Statale Tret’jakov.

E questa forza sovversiva del linguaggio russo non poteva non avere 
Malevič e il suo Quadrato nero del 1929. Qui matura il coraggio intellettuale di una nazione che non sta semplicemente a guardare il trionfo delle Avanguardie europee, ma anzi le assimila e le rielabora producendo strabilianti percorsi paralleli. E qui la discussione sullo stato dell’arte diventa una nuova forma di teologia dell’immagine. 

Kazimir Malevič, Quadrato nero, 1929. Olio su tela. Galleria Statale Tret’jakov.

Una mostra che merita di essere vista, rivista e meditata per comprendere, veramente, lo spirituale nell’arte

“Pellegrinaggio della pittura russa. Da Dionisij a Malevič”, fino al 16 febbraio 2019 al Braccio di Carlo Magno (Colonnato del Bernini in San Pietro). Lunedì, martedì, giovedì e venerdì dalle 9.30 alle 17.30, ultimo ingresso alle 17.00; mercoledì dalle 13.30 alle 17.30, ultimo ingresso alle 17.00; sabato dalle 10.00 alle 17.00, ultimo ingresso alle 16.30. Domenica chiuso. Il biglietto è gratuito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *